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ATP - Associazione Toscana Paraplegici O.n.l.u.s.
Una testimonianza importante PDF Stampa E-mail
Scritto da Costanza Loni   
Sabato 19 Febbraio 2011 20:42

TESTIMONIANZA di Giuliana Manaresi Anichini

 

 

Ho un fratello paraplegico da circa 45 anni per un incidente d'auto. Le persone che mi conoscono forse lo sanno, ma non racconto quasi mai l'esperienza che a causa di questo problema abbiamo vissuto insieme alla mia famiglia. Non ne parlo molto per paura di annoiare e se ora mi sono decisa a parlare a lungo -anche se per scritto- di fatti così personali, è per la necessità che quello che è successo a noi non continui a succedere in Italia.

 

Ne parlo perchè a Firenze pochissimi sanno dell'eccezionale lavoro svolto dall'Associazione Toscana Paraplegici, con pochissime forze ma con un grande coraggio, e della necessità che l'Associazione ha ora della solidarietà di tutti i fiorentini e -per quanti lo vorranno- del loro aiuto.

 

Un incidente di auto e un soccorso inadeguato resero mio fratello Alessandro paraplegico all'età di 20 anni. Una cosa sola potè aiutarlo nonostante la sfortuna, l'essere nato in una famiglia benestante (il primo anno dopo il suo incidente, furono spesi, nel 1966, 30 milioni di lire di allora). Ma questo non fu sufficiente.

 

Fu ricoverato al CTO, ospedale nuovissimo dell'INAIL (con Primario Scaglietti), e uno dei migliori e più attrezzati ospedali d' Europa. Restò 7 mesi in quest'ospedale ma, nonostante il grandissimo impegno dei medici e dell'ospedale, di paraplegia al CTO di Firenze nel 1965, come nella maggior parte degli ospedali del mondo, sapevano poco.

 

Le complicazioni più gravi: prima fra tutte quella urinaria che gli procurava continue febbri a quaranta (dopo pochi mesi un rene era già morto e l'altro gravemente compromesso nonostante i continui consulti con gli specialisti più importanti di Firenze).

Una piaga da decubito, dovuta all'ingessatura, che arrivava fino all'osso.

 

Dopo 7 mesi di ricovero, dimagrito di 27 chili, era ormai all'estremo, non riusciva nemmeno a stare seduto. Fortuna volle che capitò in ospedali un paraplegico, Paolo Forti; questi andò a trovarlo anche se non lo conosceva e gli disse che in Inghilterra, vicino a Londra, c'era un ospedale in grado di risolvere tutti i suoi problemi.

 

Alessandro partì in aereo disteso su una barella con la flebo attaccata e un medico nostro amico del CTO che lo assisteva. E in Inghilterra avvenne un miracolo.

 

La guerra qualche volta non porta solo disgrazie: la corona inglese, commossa per la sorte di tanti piloti e paracadutisti della RAF che si erano fratturati la spina dorsale, incaricò un bravissimo medico, un ebreo tedesco rifugiatosi a Londra a causa delle persecuzioni razziali, di curarli. Sir Ludwig Guttmann, che ho avuto il piacere e l'onore di conoscere, è l'artefice della nascita della prima unità spinale del mondo (unità spinale cioè un ospedale specializzato per la cura delle lesioni midollari). Fu fatto giustamente baronetto per meriti scientifici dalla Regina Elisabetta.

 

Alessandro fu curato in soli 15 giorni dalle spaventose infezioni urinarie che stavano uccidendolo. Gli fu fatta un' operazione di plastica sulla piaga da decubito e poi Guttmann gli disse "non puoi guarire ma anche così puoi vivere, fare tanti sport, viaggiare, etc."

E' merito di Guttmann la nascita delle prime Paraolimpiadi del mondo. Nell'ospedale inglese si praticavano già tutti gli sport. Alessandro cominciò una pratica di fisioterapia e di sport intensissima, Guttmann lo chiamava "Maserati".

 

Dopo soli tre mesi tornò in Italia, guarito sopratutto nell'anima. Mia madre, che lo aspettava all'aeroporto e che lo aveva visto partire disteso in barella, vide scendere la scaletta dell'aereo in piedi con le stampelle un giovane con i capelli lunghi, una sciarpa arancione e vestiti stranissimi (c'erano i Beatles in Inghilterra). Alessandro scese tutta la scaletta dell'aereo in piedi con le stampelle. Lei non lo riconobbe e per poco non svenne.

 

Allora l'Inghilterra, con i finanziamenti della Corona, assegnava a chi aveva una lesione midollare una casa adattata alle necessità di una persona in carrozzina; c'erano dei centri dove potevano imparare un lavoro adatto alle loro capacità; veniva assegnata loro una piccola macchina. I tetraplegici potevano già guidare (siamo nel 1966 e ricordo che giravo Londra con un arabo tetraplegico che guidava la macchina. In Italia la possibilità di guidare per loro è arrivata dopo 30 anni); Veniva assegnata loro una pensione sufficiente per vivere e vi erano unità spinali con posti letti a sufficienza in tutto il Regno Unito.

 

Allora pensai "ci vorranno 10 anni, forse 20, ma ci arriveremo anche in Italia". Mi sbagliavo. Ne sono passati 45 e la pensione per un invalidità del 100% è di circa 770 Euro al mese, comprensivi dell'assegno dell'accompagnatore che è pari a circa 450 euro  (pregherei i nostri amministratori di non prenderci in giro chiamando questa cifra irrisoria "l' assegno dell'accompagnatore" perché non è certo sufficiente a pagare un accompagnatore). Con questi 770 euro si devono pagare: la casa, la macchina, la maggior parte delle cure, l'accompagnatore etc.

 

Se poi una persona in questa condizione ha bisogno di curarsi, allora si arriva al dramma: gli ospedali normali non ti ricoverano:  risposta è che non sono attrezzati, non sono capaci, e che ci vuole un ospedale specializzato, cioè l'Unità Spinale. Peccato che le Unità Spinali sono poche, i posti letto del tutto insufficienti, ed entrare in queste pochissime è ancora un' impresa difficilissima.

Tuttora in Italia si continua a morire di paraplegia e tetraplegia si continua a morire e,  ancor peggio, ad avere prima di morire lunghi anni di complicazioni dolorose che se curate correttamente sarebbero risolvibili.

 

Per fortuna a Firenze un piccolo gruppo di para e tetraplegici sono riusciti con una grande lotta ad ottenere una delle poche -e anche la prima- Unità Spinali in Italia. Sono i membri dell'Associazione Toscana Paraplegici. Ne voglio nominare qualcuno: Lorenzo Saccone, il primo paraplegico in Italia ad ottenere con una lunga lotta un lavoro per sé; Costanza Loni, tetraplegica che non solo ha partorito due gemelle, prima tetraplegica al mondo, e un'altra bambina a 43 anni, ma che -nonostante questa grande famiglia- è stata consigliera comunale e si occupa dell'Associazione e dell'Unità Spinale; Franco Pagano, Gabriella Bertini, Nevio Minici, Beppe Donati ed altri. La guerra di queste persone per avere l'ospedale a Firenze è stata lunga e molto dura con scioperi della fame, occupazioni del consiglio regionale, discussioni con le autorità della Sanità etc.

 

Non mi voglio dilungare troppo, desidero raccontare solo l'ultima fase alla quale sono stata presente. Alessandro, dopo una vita abbastanza felice e movimentata perché con le cure ricevute (tutte pagate dalla famiglia, specialmente all'estero), ha girato il mondo in barca a vela e dopo aver vissuto 12 anni alle Maldive, è tornato in Italia con grandi problemi di salute (anno 1987).

La prima cosa che facemmo fu chiedere il ricovero al primario dell' allora piccolo reparto di 20 posti letto specializzato in lesioni midollari, che l'Associazione aveva ottenuto all'ultimo piano del CTO. La risposta fu che non era possibile ricoverarlo perché non c'erano letti sufficienti, questi dovevano essere lasciati per le urgenze cioè i nuovi feriti (questa è ancora la risposta che viene data oggi quando si chiede il ricovero).

Ci volle esattamente un anno di calvario per riuscire ad ottenere un ricovero in un qualunque ospedale. Gli ospedali normali rispondevano che non erano attrezzati e non erano specializzati.

Finalmente una mattina una febbre a 40 gli dette diritto di entrare, in ambulanza attraverso un ricovero d'urgenza, in un ospedale normale dove peraltro non sapevano come curarlo. A questo punto ebbi fortunatamente l'idea di chiedere aiuto all'Associazione Toscana Paraplegici. Loro si mobilitarono per aiutarci e finalmente Alessandro fu ricoverato nell'Unità Spinale. Il primario mi telefonò dicendomi "Ricovero Alessandro per 15 giorni, ma fra 15 giorni lo dimetto e torna ad essere un problema suo". Dopo 15 giorni così fece, ma Alessandro, aiutato dall'Associazione che minacciava di occupare il reparto, rimase in ospedale. Il primario aveva dato ordine di non occuparsi di lui e lui faceva la fisioterapia da solo.

 

Nel frattempo l'Associazione aveva chiesto un ennesimo appuntamento al consiglio regionale per chiedere la costruzione di un' Unità Spinale più grande e più efficiente.

Incaricata da mio fratello, portai loro una relazione sui problemi di quanti erano ricoverati: entrai nella sala del consiglio regionale giusto in tempo per assistere all'ennesimo rifiuto da parte delle autorità comunali e regionali e la decisione dell' Associazione di occupare ad oltranza la sede dal consiglio regionale.

Per tre giorni e tre notti questi coraggiosi combattenti in carrozzina occuparono il consiglio. Non è una cosa facile fare queste battaglie per le persone normali, figuriamoci per persone tetra e paraplegiche. La notte i termosifoni non funzionavano, faceva freddo (ricordo che fui incaricata di cercare delle coperte), non esistevano bagni agibili per loro. Dopo tre giorni e tre notti chiusero gli ascensori dicendo che si erano guastati, questo per impedire ad alcuni dell'Associazione, che si erano dovuti allontanare stremati, di tornare a discutere. Ma Gabriella Bertini scese dalla sua carrozzina e si distese per terra per protesta e Beppe Donati scese dalla sua carrozzina e a forza di braccia risalì le lunghe e ripide scalinate che portano al consiglio regionale di Via Cavour.

Di fronte alla tenacia di queste persone, finalmente vennero riaperte le porte dell'ascensore, la discussione fu spostata al CTO (dove potevano arrivare le persone in carrozzina) e nel 1999 fu  inaugurata l'Unità Spinale che -a prezzo di lunghe lotte, per oltre 10 anni- finalmente era stata completata.

E' stata la prima in Italia ed è tuttora una delle migliori, ma è ancora del tutto insufficiente (il 20% dei pazienti ricoverati provengono dal Sud Italia dove non esistono reparti specializzati).

 

Molte cose sono necessarie e l'Associazione che ha la forza per ottenerle non ne ha però i mezzi economici. Molte cose ha fatto e continua a fare, sia per l'abbattimento della barriere architettoniche che per il diritto all'assistenza domiciliare, ad una casa, alla fisioterapia, ad un lavoro, ad un ospedale e anche per la prevenzione (molti con lesioni midollari sono infatti giovani o giovanissimi: la loro condizione è conseguenza di incidenti di auto, di moto, di sport e certo sarebbe utile che le scuole portassero i giovani in visita all'unità spinale per mostrare loro quali possono essere le conseguenze di una notte di sballo).

 

A prescindere dal fatto che occuparsi di queste persone è prima di ogni altra cosa un dovere di civiltà, i nostri amministratori dovrebbero considerare che aiutare i disabili è importante anche da un punto di vista economico: un disabile in buona salute può lavorare ed essere utilissimo alla società, come hanno dimostrato i membri dell'Associazione Toscana Paraplegici; un disabile malato e demotivato è invece un altissimo costo per la società perché può avere bisogno di passare anche molto tempo in ospedale.

 

Credo infine che molti di questi problemi non riguardino solo i disabili in quanto tali, ma anche ognuno di noi che sicuramente andremo alla vecchiaia e dovremo affrontare i problemi che questa comporta. Pertanto aiutare l'Associazione nel suo lavoro è anche aiutare tutti noi.

 

 

 

 

(Giuliana Manaresi Anichini)

 

Firenze, 1 febbraio 2011

Ultimo aggiornamento Sabato 19 Febbraio 2011 20:43
 
La vittoria del dicembre 2010 sull'ISEE in Toscana PDF Stampa E-mail
Scritto da Costanza Loni   
Giovedì 27 Gennaio 2011 08:43

La vittoria del dicembre 2010 sull'ISEE in Toscana

Indice

IL TESTO CHE ABBIAMO OTTENUTO 1

PREMESSA 1

IL CONTENUTO 2

L'ISEE, L'HANDICAP GRAVE E LA COSTITUZIONE 4 IL RUOLO DELLE ORGANIZZAZIONI POLITICHE ISTITUZIONALI 5

LE RESPONSABILITÀ DEL PD 7

IL FUTURO 7

GLI INSEGNAMENTI 8

 

Il testo che abbiamo ottenuto:

 Legge regionale 29 dicembre 2010, n. 65 - Legge finanziaria per l’anno 2011. Pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana del 31.12.2010, n. 54

Il Consiglio regionale ha approvato

omissis

Art. 117 Sostituzione dell’articolo 47 della l.r. 41/2005

1. L’articolo 47 della legge regionale 24 febbraio 2005, n. 41 (Sistema integrato di interventi e servizi per la tutela dei diritti di cittadinanza sociale), è sostituito dal seguente: “Art. 47 Compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni omissis 3. Le persone portatrici di disabilità grave, riconosciute ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della l. 104/1992, sono esentate dalla presentazione della dichiarazione ISEE per l’accesso agli interventi finalizzati a compensare la condizione di disabilità.

omissis

Premessa

Il punto che riportiamo qui sopra, contenuto nell'art. 117 della legge regionale della Toscana del 29 dicembre 2010, n. 65, rappresenta una grande vittoria delle lotte condotte con onestà, coraggio e intelligenza dai disabili dell'Associazione Toscana Paraplegici e dell'Associazione Vita Indipendente della Toscana nonché di chi ci ha voluto sostenere. È una grande vittoria perché l'Isee applicata all'handicap grave è una grande ingiustizia. Ovvero è molto ingiusto che chi ha l'handicap grave, oltre a pagare le tasse come la maggior parte delle persone, venga costretto anche a contribuire al costo delle prestazioni essenziali per vivere.

Si ritiene perciò importante esaminare la questione in dettaglio.

Il contenuto

In primo luogo va rilevato che nella disposizione approvata non è previsto l'esonero di chi ha l'handicap grave dall'Isee. Viceversa è previsto che chi ha l'handicap grave sia esentato di fatto dall'Isee.

È evidentemente un compromesso, che, in quanto tale, ha i suoi pro ed i suoi contro. Però in un quadro giuridico, nel quale non c'è la volontà politica di eliminare l'Isee per tutti, questa soluzione, introdotta nella disposizione, che stiamo esaminando, può essere ritenuta un compromesso accettabile.

Quindi è una grande vittoria, perché si tratta di andare contro una tendenza, largamente diffusa nella cosiddetta “politica”, di tornare indietro sul tema della disabilità.

Per precisione va sottolineato che, con la disposizione di legge regionale che abbiamo ottenuto sull’Isee, in realtà non si è fatto un passo in avanti nel campo della disabilità, bensì vuol dire riavvicinarsi di nuovo a quella che era la realtà italiana prima del Governo Prodi. Infatti, prima della fine del secolo scorso, ai disabili non veniva richiesta la compartecipazione al costo dei servizi.

Sempre per precisione va rilevato che in questa disposizione di Legge regionale, da un punto di vista formale, non vi è esenzione dall’Isee, bensì viene stabilita l’esenzione dalla presentazione della dichiarazione Isee per chi ha l’handicap grave. Questo è un suggerimento formale venuto dagli uffici legislativi del Consiglio regionale per evitare rischi di interferire con le competenze dello stato in tema di livelli essenziali di assistenza.

Va altresì precisato che, nella disposizione di cui stiamo parlando, non è previsto l’esonero dall’Isee di chi ha l’handicap grave, bensì è stabilito l’esonero (da un punto di vista sostanziale) delle prestazioni necessarie per il superamento dell’handicap grave. Anche questo è un compromesso, per via del fatto, visto sopra, che non c’è la volontà politica di eliminare l’Isee. Fra gli elementi a favore di questa soluzione c’è il fatto che, se un familiare del disabile è soggetto ad Isee per altri motivi, nel computo dell’Isee c’è anche il disabile, e, in molte situazioni, questo vuol dire che quel nucleo familiare si trova ad avere un Isee più basso rispetto alla situazione nella quale il disabile non venisse contato. Però questo non è vero nei casi in cui il disabile è la fonte principale di reddito della famiglia.

Il punto da chiarire qui è se questa disposizione della Legge regionale n. 65 si riferisce solo a quelle prestazioni concepite esclusivamente per alleviare la disabilità grave (ad es. l’assistenza personale, gli ausili ecc.), oppure anche a prestazioni non destinate in modo specifico al superamento dell’handicap grave, ma che possono essere particolarmente utili a questo scopo. Ad es., la frequenza dell’Università non è certo destinata esclusivamente al superamento dell’handicap grave, ma può essere particolarmente utile a tal fine. Per cui, sempre ad es., a chi ha l'handicap grave per la frequenza dell’Università verrà richiesta la dichiarazione Isee? La risposta negativa pare quella corretta. Sono infatti numerosissime le prove, anche di valore giuridico (a cominciare dalla sentenza della Corte costituzionale n. 215 del 1987), a dimostrazione del fatto che una serie di interventi (come appunto la scuola), destinati alla generalità delle persone, sono particolarmente utili per superare l'handicap grave. Da un punto di vista formale, dei chiarimenti in proposito saranno necessari.

Per tornare agli aspetti in favore della soluzione adottata nella legge regionale n. 65 c’è il fatto che questa dizione dell’esonero delle prestazioni, e non del disabile grave, era più facile da far passare, sia in Consiglio regionale e sia sotto il profilo della legittimità della competenza regionale in materia.

Va anche precisato che la soluzione, da noi proposta, e che il Consiglio regionale della Toscana ha approvato, rende molto più difficili i cosiddetti “abusi”, che avrebbero potuto essere possibili esonerando l’handicap grave dall’Isee. Infatti, se ci fosse stato l’esonero dall’Isee dell’handicap grave, i soliti “furbi” avrebbero potuto essere tentati di ottenere comunque l’handicap grave per poi avere l’esonero dall’Isee su tutto.

Viceversa, con la soluzione adottata, non serve a nulla fare il “furbo” per ottenere l’handicap grave. Infatti non c’è nessun vantaggio se poi quell’handicappato finto grave non ha concretamente bisogno dell’assistenza personale, o dell’assistenza domiciliare, o di altre agevolazioni. E, d’altra parte, quell’handicappato finto grave che se ne farebbe di chiedere, ad esempio, l’assistenza personale, dato che è senza Isee, se poi tale assistenza personale non gli serve a nulla in concreto?

E, in ogni caso, con la disposizione di legge che abbiamo ottenuto, è stata risolta quella che era la vera questione in palio. Nel senso che, a seguito di questa legge regionale, non sono soggette (di fatto) ad Isee tutte quelle prestazioni necessarie al superamento dell’handicap grave, quale, ad esempio, l’assistenza personale, l’assistenza domiciliare, i finanziamenti per la mobilità ecc. E, se tutto funzionasse come dovrebbe essere, una volta superato l’handicap grave (con le prestazioni necessarie, al cui costo il disabile non partecipa) il disabile grave potrebbe trovarsi nella stessa situazione degli altri cittadini rispetto all’Isee, ad esempio per la mensa del figlio, che va a scuola.

Il punto chiave è che è inammissibile chiedere a chi ha l’handicap grave di contribuire, in base all’Isee, al costo delle prestazioni essenziali per vivere. Infatti, rispetto a tali prestazioni, ma anche sotto altri profili, la situazione di chi ha l’handicap grave è radicalmente diversa da quella di tutte le altre persone (eccetto, per molti punti di vista, i malati terminali).

Chi ha un handicap grave, a differenza delle altre persone, ha necessità di prestazioni che coinvolgono tutte le sfere della vita. Ovvero, chi non ha un handicap grave, senza le prestazioni pubbliche, può trovarsi a dover rinunciare a una o più cose, anche molto importanti. Ma può comunque continuare a vivere. Viceversa, per chi ha l’handicap grave, dover rinunciare a determinate prestazioni pubbliche vuol dire morire o sopravvivere come vegetale, il che fa poca differenza rispetto alla morte.

Ciò perché, senza assistenza personale, ausili e accessibilità i disabili gravi fra l'altro non possono:

  •  Andare a letto la sera
  •  Girarsi nel letto la notte
  •  Alzarsi la mattina
  •  Andare in bagno
  •  Lavarsi
  •  Bere
  •  Fare la spesa
  •  Mangiare
  •  Pulire la casa
  •  Telefonare e rispondere al telefono
  •  Ritirare la posta
  •  Sopravvivere in situazioni di emergenza come incendio, terremoto ecc.
  •  Sbrigare le pratiche negli uffici
  •  Uscire di casa per qualsiasi motivo senza essere costretti alla reclusione domiciliare
  •  Fare esami ed analisi mediche e riabilitazione.

Inoltre la situazione di totale dipendenza dalle prestazioni dura per tutta la vita, mentre invece, ad esempio, la frequenza dell’asilo nido, dell’università, del centro anziani, ecc. è solo per periodi assai limitati della vita. Insomma basta un po’ di buon senso per capire che la situazione del handicap grave è radicalmente diversa da tutte e altre.

 Tant’è vero che gli studiosi più attenti del benessere dicono chiaramente che la ricchezza non può essere un criterio valido per misurare il benessere di chi ha una grave disabilità.

Il Governo Prodi pensò di cavarsela semplicemente riconoscendo all'handicap grave un peso in più nel calcolo dell'Isee (prima 0,5, poi 0,8 punti), in pratica come se in famiglia ci fosse un figlio in più.

In altre parole, se nella cosiddetta classe politica italiana ci fosse un minimo di decenza, per risolvere la questione basterebbe quel “buon senso del padre di famiglia” che, in base al codice civile, qualunque persona privata dovrebbe adottare nell’adempiere ad un'obbligazione. E che quindi, a ben maggior ragione, dovrebbe essere adottato da chi si fa retribuire assai lautamente per occuparsi della “cosa pubblica”.

L'Isee, l'handicap grave e la Costituzione

Comunque, visto che la situazione “politica” ed umana è così in basso in Italia, vediamo come sta la questione in base ai precetti fondamentali stabiliti dagli articoli 2 e 3 della Costituzione.

In primo luogo il comma 1 dell’articolo 3 della Costituzione, tra l’altro, stabilisce che situazioni oggettivamente diverse devono essere regolamentate in maniera differente.

Il fatto che la situazione di chi ha l’handicap grave è oggettivamente diversa da quella degli altri sembra difficile da mettere in dubbio, ed è ampiamente riconosciuta sia dalla legislazione che dalle sentenze della magistratura. Non si può poi dire che un quoziente maggiorato di 0,5 o 0,8 punti per l’handicap grave (in pratica come se in famiglia ci fosse un secondo figlio) sia adeguato alla diversità della situazione. Basta conoscere un po’ cosa vuol dire l’handicap grave per capire che, se si vuole che queste persone vivano pienamente la vita, come spetta a tutti, ciò costa assai di più che avere un secondo figlio in casa, diciamo che può costare 10 volte tanto, o anche di più.

Quindi, in primo luogo, l’Isee sull’handicap grave viola il comma 1 dell’articolo 3 della Costituzione perché tratta in maniera poco diversa situazioni (normodotati e handicappati) che sono radicalmente differenti.

In secondo luogo, l’Isee applicato all’handicap grave vuol dire costringere chi ha una grave disabilità a contribuire al costo di prestazioni essenziali per vivere. Il fatto è che queste prestazioni essenziali costano davvero tanto. Inoltre, di regola, le prestazioni a tal fine fornite dagli enti pubblici sono largamente insufficienti. Per cui i disabili gravi devono sempre arrangiarsi per conto proprio per tanti aspetti fondamentali della vita.

Infine, è ampiamente dimostrato che di regola chi ha l’handicap grave ha un reddito e un patrimonio insignificanti o comunque nettamente inferiori a quelli delle altre persone. Per cui un disabile grave, pur avendo meno soldi di chi è normodotato, con l'Isee si trova a dover contribuire anche al costo di prestazioni per le quali chi è normodotato non deve pagare nulla, perché non gli sono necessarie.

Il comma 2 dell’articolo 3 della Costituzione stabilisce che la Repubblica deve mettere i disabili in condizione di superare le maggiori difficoltà che incontrano. Inoltre, poiché questo è un compito irrinunciabile della Repubblica, rispetto al quale è sì consentita una diversa regolamentazione della materia, ma non sono ammessi passi indietro.

Ebbene, poiché prima dell’Isee non era prevista la compartecipazione alla spesa di chi ha l’handicap grave, è evidente che, in una situazione del genere, aver introdotto la compartecipazione alla spesa attraverso l’Isee significa tornare indietro in materia di superamento della disabilità, e quindi vuol dire cozzare anche con il precetto stabilito dal comma 2 dell’articolo 3 della Costituzione. È poi ragionevole ritenere che assoggettare all'Isee le persone con l'handicap grave, e quindi costringerle a pagare una parte dei servizi essenziali di cui hanno necessità, significa anche violare il dovere di solidarietà imposto dall'articolo 2 della Costituzione. In proposito va rilevato che la solidarietà è il primo dei doveri imposti dalla Costituzione. Inoltre, sempre nella Costituzione, davanti alla parola “solidarietà” c'è la parola “inderogabile”. Questi due elementi, cioè il fatto che la solidarietà sia il primo dei doveri imposti dalla Costituzione e il fatto che tale dovere sia qualificato come inderogabile, fanno ritenere che nella Costituzione la solidarietà è molto importane ed è un valore fondante dell'ordinamento giuridico.

Perciò, in pratica, nella realtà vera della vita, assoggettare all'Isee chi ha l'handicap grave vuol dire prendere persone con disabilità gravissime, che di solito hanno molti meno soldi di chi non è disabile, e costringerle a pagare una parte dei servizi di cui hanno assolutamente bisogno per non morire.

Insomma, pare corretto ritenere che, nella realtà vera della vita, al di là delle chiacchiere e delle favole, assoggettare all'Isee chi ha l'handicap grave vuol dire una violazione spudorata dell'articolo 2 della Costituzione.

Quindi, per tutte queste ragioni, se si ha un minimo di rispetto per la Costituzione, è indispensabile togliere l'handicap grave dall'Isee, per non dire che sarebbe doveroso eliminare l'Isee del tutto perché questo è stato inventato perché non si vogliono colpire l'evasione fiscale e gli abusi.

Tuttavia, anche se si volesse mantenere l'handicap grave nell'Isee, va precisato che, per rispettare i precetti contenuti negli articoli 2 e 3 della Costituzione, la maggiorazione del quoziente per l'Isee per l'handicap grave dovrebbe essere non di 0,8 punti come è ora, bensì di almeno 8 punti, per non dire 10 punti. Sennonché, aumentando così il quoziente, per rientrare nell'Isee sarebbero necessari un patrimonio e un reddito così alti che, ad es., in una regione come la Toscana soltanto un disabile, forse due, vi rientrerebbero.

Ma ciò significherebbe comunque costringere migliaia di persone con handicap grave ad andare a svolgere gli adempimenti burocratici per l'Isee. E questo sarebbe già molto più difficile che per chi è normodotato perché le persone con handicap grave hanno molte difficoltà per spostarsi e in più devono cercare un assistente personale e pagarlo.

Quindi, anche se venisse imposta questa “soluzione”, per l'adempimento dell'Isee migliaia di persone con disabilità grave si troverebbero costrette a superare grandi difficoltà, notevolmente superiori a quelle di chi non è disabile, mentre con una maggiorazione del quoziente di otto o dieci punti, soltanto un disabile o due in tutta la Toscana rientrerebbe nell'Isee.

Questo vorrebbe dire enormi difficoltà burocratiche in più a carico dei disabili gravi in un periodo in cui si sta invece attuando la semplificazione amministrativa nei confronti della generalità dei cittadini. Ciò cozzerebbe ancora una volta in maniera stridente con i precetti stabiliti dagli articoli 2 e 3 della Costituzione perché, in base a tali principi, i disabili dovrebbero essere fra i primi a beneficiare della semplificazione amministrativa.

Quindi, comunque si rigiri la frittata, o viene tolto l'Isee dall'handicap grave o c'è una spudorata violazione della Costituzione.

 

Il ruolo delle organizzazioni politiche istituzionali

Ferma restando l'assoluta indipendenza da ogni organizzazione politica sia dell'Associazione Toscana Paraplegici che dell'Associazione Vita Indipendente, e fermo restando che la nostra indipendenza si dimostra sopratutto nella realtà dell'attività concreta, pare necessario esaminare quale è stato il ruolo delle organizzazioni politiche presenti in Consiglio regionale. Sopratutto perché non può esserci un barlume di democrazia se non c'è la conoscenza dei fatti. E qui ci limitiamo ai fatti, restando pacifico che ognuno ne trae poi le sue conclusioni nella libertà della propria coscienza.

Il testo sull'Isee, contenuto nella disposizione della legge regionale, di cui qui stiamo parlando, fu proposto in Consiglio regionale dal consigliere Mauro Romanelli dei Verdi. Tale testo ci fu fatto vedere prima della presentazione in Consiglio.

Va subito chiarito con evidenza che, con una lieve modifica meramente formale, questo emendamento è stato approvato sia dalla competente Commissione del Consiglio regionale che in aula. Quindi tale emendamento è stato condiviso anche dal PD.

L'appoggio che i Verdi stanno dando alla vita indipendente non è sporadico o casuale, bensì fa parte di una precisa strategia, che si è delineata negli anni, sia a livello europeo che in Italia.

Nel 1989 a Strasburgo il primo incontro europeo per la vita indipendente fu organizzato, e in parte finanziato, dal gruppo parlamentare Verde presso il Parlamento Europeo. Fermo restando che detto incontro fu gestito in totale autonomia dai disabili presenti. In Germania i Verdi sostengono attivamente le richieste dei disabili per la vita indipendente, tanto che uno dei più attivi esponenti del movimento tedesco per la vita indipendente è stato anche portavoce nazionale dei Verdi. In Finlandia Kalle Könkkölla, uno dei maggiori esponenti sia della Disabled Peoples International che del movimento per la vita indipendente, è stato anche parlamentare dei Verdi a Helsinki. In Svezia i Verdi stanno sostenendo attivamente il movimento per la vita indipendente.

Anche in Italia, in coerenza con questa strategia europea, i Verdi hanno sempre sostenuto le richieste per la vita indipendente. Così, quando negli anni '90 il Comune di Firenze fu il primo in Italia a prevedere uno stanziamento per la vita indipendente, ciò avvenne a seguito dell'interessamento dell'allora consigliere comunale dei Verdi Tommaso Franci. Per venire alla Regione Toscana l'ultima frase del comma 2 dell’articolo 7 della Legge regionale 28 dicembre 2009, n. 82, in base alla quale per gli assistenti personali per la vita indipendente non c'è bisogno di accreditamento, fu ottenuta a seguito dell'impegno dei Verdi.

E così, quando oltre un anno fa facemmo una decisa manifestazione davanti al Consiglio regionale sempre contro l'Isee, l'allora portavoce regionale dei Verdi, ancora Mauro Romanelli, fu l'unico a fare immediatamente un comunicato stampa in appoggio alle nostre richieste. E non si è trattato di una “cattedrale nel deserto”, bensì ha fatto parte di un preciso interessamento dei Verdi per la vita indipendente, che li ha indotti a venire più volte a trovarci per capire meglio le nostre richieste. E, da quando è stato eletto Consigliere, Mauro Romanelli non ci ha mai fatto mancare le informazioni a noi necessarie per agire nel migliore dei modi nei confronti del Consiglio regionale.

Per quanto riguarda il PD, nei vari nomi che ha cambiato negli anni, va innanzitutto rilevato che, in mancanza di specifiche proteste, si è mostrato capace anche di cose molto gravi. Si è inoltre osservato che fra gli esponenti di questo partito la componente cattolica ha variato fra l'opposizione netta alla vita indipendente e un consenso formale affiancato dalla frapposizione di ostacoli di vario tipo. Viceversa, pur partendo da una netta contrapposizione alla vita indipendente, di fronte alle nostre decise proteste, la componente non cattolica ha approvato dei riconoscimenti anche netti e importanti. Basti pensare al prof. Morettini, che, quando era presidente della IV Commissione, di fronte alle nostre proteste, si adoperò affinché il discorso della vita indipendente fosse inserito in una deliberazione del Consiglio regionale. Oppure a Carlo Melani, sempre presidente della IV Commissione, che, dopo decise proteste e un duro confronto verbale, si adoperò affinché in Toscana venisse approvata la prima disposizione di legge regionale sulla vita indipendente. Il Vicepresidente del Consiglio regionale Cecchetti, che si mostrò aperto verso il diritto alla vita indipendente e organizzò anche un convegno.

Sempre nella stessa linea, durante l'ultima nostra decisa manifestazione del dicembre 2010 contro l'Isee, il capogruppo del PD in Consiglio regionale Vittorio Bugli, che è sceso sul marciapiede a parlare con noi, dopo un iniziale resistenza, di fronte alle nostre forti ragioni, ha mostrato imbarazzo, e poi ha dimostrato di aver capito il problema, e verosimilmente anche l'errore commesso dal proprio partito. Sempre nella stessa linea di comprensione verso questo argomento si sono mostrati altri Consiglieri Regionali del PD, senza il cui appoggio, è bene ricordarlo, non ci sarebbe stata la norma di Legge regionale di cui qui stiamo parlando.

Ad onor del vero va tuttavia sottolineato che finora i Verdi ci hanno capito e appoggiato di loro iniziativa, senza alcuna necessità di proteste. Ed hanno agito attivamente per mostrarci in concreto il loro appoggio. Viceversa, finora per essere capiti o perlomeno accettati dal PD, sono state sempre necessarie delle forti proteste. E, sempre ad onor del vero, va qui accennato al fatto che a Roma neppure i vecchi governi dei decenni scorsi sono rimasti immobili quando ci sono state adeguate manifestazioni da parte dei disabili.

Le responsabilità del PD

Indubbiamente questa porcheria dell'Isee è dovuta ad un cattivo funzionamento delle istituzioni.

Non si può però far finta di non sapere che le istituzioni, anche in senso lato, sono innanzitutto composte da donne e uomini in carne e ossa.

Va perciò evidenziato che l'Isee è stata introdotta dal primo Governo Prodi e dall'allora ministro Livia Turco. Si può anche ritenere che sia stata una delle maggiori schifezze fatte da questo governo.

 In particolare si può ritenere che, nella realtà vera della vita, questo atto del Governo Prodi sia indice di un notevole menefreghismo nei confronti dei disabili. O, se si vuol guardare lo stesso fenomeno da un altro punto di vista, è indice di una notevole povertà personale da parte di chi ha voluto queste cose.

Sempre se si vuole restare nella vita vera, va rilevato che questa decisione del Governo Prodi in realtà vuol dire costringere i disabili gravi alla mera sopravvivenza fisica. Infatti, dato che per vivere con l'handicap grave sono essenziali una serie di servizi e agevolazioni, mentre soltanto una parte di questi vengono forniti dalla collettività, e visto che di regola i disabili gravi hanno meno soldi, se si costringono a pagare anche una parte dei servizi fondamentali, ne consegue che il disabile grave viene lasciato dissanguato nell'impossibilità di poter far fronte alle esigenze di una vita dignitosa, che vadano al di là della mera sopravvivenza.

Questa è la vera questione politica a cui il PD ha voluto costringere i disabili nel momento in cui è andato al governo. Ed è evidente che, anche sotto il profilo politico, ne risponde interamente il PD. E spetta ad esso risolvere il problema.

Rimane la speranza che la decisione del Consiglio regionale della Toscana, che viene esaminata in questo scritto, sia indice di un segno di ravvedimento da parte del PD. Sperabilmente anche nella consapevolezza che la sfacciataggine eccessiva può risolversi in un boomerang.

 

Il futuro

È evidente che, se vogliamo vivere, non basta celebrare la vittoria ottenuta, ma è indispensabile guardare al futuro.

È allora necessario essere consapevoli che bisogna rimanere sempre in allerta e sul piede di guerra, perché altrimenti, alla prima occasione, si rimangeranno questa disposizione, che abbiamo ottenuto nella legge regionale. Del resto una cosa del genere è già avvenuta ad es. per il diritto alla vita indipendente, che era previsto nella legge regionale n. 72 del '97, e che, dopo alcuni anni, con un altra legge regionale, è stato ancora si previsto, ma non più come un diritto.

Al fine di ridurre in maniera consistente il pericolo che questa conquista ci venga rimangiata, un aspetto molto importante è che l'esenzione, almeno di fatto, dall'Isee si estenda a tutte le regioni italiane, o comunque al maggior numero possibile di regioni.

Quindi, per questo motivo, ma sopratutto per eliminare un'ingiustizia da tutto il territorio italiano, è importante che i disabili delle altre regioni facciano tesoro di questa esperienza, che abbiamo realizzato in Toscana, e cerchino di ottenerlo anche nelle loro rispettive regioni. È inoltre necessario essere consapevoli che questa vittoria è la prima delle cose importanti, che dobbiamo ottenere. Ci sono altre battaglie, persino più importanti, e sicuramente più difficili che ci aspettano. Sopratutto il vedere regolata la vita indipendente come un diritto e l'indispensabilità di adeguati finanziamenti in proposito. Su questi terreni ci aspettano altre grosse battaglie.

 

Gli insegnamenti

La vittoria che abbiamo ottenuto può diventare veramente completa solo se riusciamo a trarne i necessari insegnamenti. Innanzitutto che è una vittoria importante ottenuta soltanto grazie al fatto che abbiamo lottato in parecchi, con decisione, onestà e chiarezza di idee.

Inoltre, ancora una volta, risulta evidente che, se ci facciamo valere, siamo molti forti, come ci disse anche l'assessore Scaramuccia. Infatti la forza di lorsignori sta esclusivamente nella nostra debolezza, o nella nostra incapacità di farci valere. Nel momento in cui combattiamo con intelligenza e onestà la forza di lorsignori crolla.

Infine verrebbe da piangere se pensiamo a quanto potrebbero ottenere le “grandi” associazioni e federazioni sulla disabilità se si facessero valere con determinazione, intelligenza e onestà. In altre parole, se tali associazioni e federazioni fossero fino in fondo dalla parte dei disabili e non subordinate ad altre priorità.

Speriamo che questa piccola, ma grande vittoria possa servire da insegnamento.

 

 Associazione Vita Indipendente ONLUS della Toscana e Associazione Toscana Paraplegici ONLUS

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 28 Gennaio 2011 12:32
 
Grande protesta sull'ISEE PDF Stampa E-mail
Scritto da Costanza Loni   
Martedì 07 Dicembre 2010 11:12

E' protesta oggi di fronte l'ingresso del Consiglio della Regione Toscana!

Due associazioni unite, Associazione Toscana Paraplegici e Vitaindipendente, protestano oggi per la difesa dei diritti dei disabili gravi.

Ecco la nostra posizione:

Senza assistenza personale, ausili e accessibilità i disabili gravi non possono:

  • Andare a letto la sera
  • Girasi nel letto la notte
  • Alzarsi la mattina
  • Andare in bagno
  • Lavarsi
  • Bere
  • Fare la spesa
  • Mangiare
  • Pulire la casa
  • Telefonare e rispondere al telefono
  • Ritirare la posta
  • Sopravvivere in situazioni di emergenza come incendio, terremoto ecc.
  • Sbrigare le pratiche negli uffici
  • Uscire di casa per qualsiasi motivo senza essere costretti alla reclusione domiciliare
  • Fare esami ed analisi mediche e riabilitazione

Insomma avere una grave disabilità è una situazione esistenziale completamente diversa e molto più difficile di quasi tutte le altre. Ed è una situazione che dura per tutta la vita. Ovvero è indispensabile far fronte a difficoltà e spese neanche lontanamente paragonabili a quelle, spesso notevoli, di chi, ad esempio, deve mandare i figli all’asilo o a scuola oppure deve pagare l’affitto di casa.

E, al di là delle favole di comodo, purtroppo solo quando non si ricorre ad aspetti fondamentali dell’intelligenza o dell’onestà si può pensare di applicare l’Isee a chi ha l’handicap grave.

Tant’è vero gli studiosi più attenti del benessere dicono chiaramente che la ricchezza non può essere un criterio valido per misurare ii benessere di chi ha una grave disabilità.

Nonostante tutto ciò, nella proposta di “legge finanziaria regionale”, la Regione Toscana vuol continuare a fare le pulci con l’Isee a chi ha un handicap grave, suppur con il fumo negli occhi dello “specifico riguardo”. E la Regione Toscana vuole fare ciò in un contesto in cui, fra l’altro, l’assessore Salvadori ci diceva che non c’erano soldi per l’assistenza personale ai disabili gravi mentre la procura della repubblica ha "aperto un fascicolo" perché lui faceva avere alcuni milioni di euro proprio alla cooperativa della moglie. E sempre lorsignori vogliono fare le pulci ai disabili gravi con l’Isee mentre per un’ora di assistenza danno € 18 alle cooperative che poi fanno avere ai lavoratori soltanto € 5 l’ora nette. Sempre lorsignori ci vogliono fare le pulci con l’Isee mentre i consiglieri regionali e gli assessori prendono anche più di € 10.000 al mese.

In altre parole è una menzogna dire che l’Isee è uno strumento di equità sociale. Viceversa l’Isee è uno strumento per colpire chi si impegna di più per vivere con dignità. Ed è perciò necessario ricordarsi che l’Isee è stato voluto dal primo Governo Prodi. Soprattutto lo si dovrebbe tenere presente quando si ritiene che le elezioni siano uno strumento di democrazia.

Come se non bastasse, tanto per rinfrescare le idee su cosa significa fascistizzazione, nella proposta di “legge finanziaria regionale”, lorsignori vogliono dare la delega alla Giunta regionale affinché tutte le questioni più importanti relative all’Isee vengano decise nel chiuso di una stanza.

Se si vuole avere rispetto per la democrazia, questioni così delicate, e così strettamente connesse con la possibilità di esercitare in concreto i diritti fondamentali della persona, devono essere decise dalle assemblee, che, almeno in teoria, sono elette dal popolo, ovvero dal Consiglio Regionale.

Va anche ricordato che l’Italia ha ratificato la Convenzione Onu sui disabili in cui c’è il “modello sociale” della disabilità, secondo il quale la disabilità non è più un fatto privato del singolo, ma dipende da come la società si rapporta alle difficoltà di ogni individuo.

Vista la situazione di enormi difficoltà, alle quali si trovano a dover far fronte le persone con handicap grave, e considerate le enormi ricchezze sperperate in Italia,

chiediamo che nella “legge finanziaria regionale” vengano escluse dall’Isee tutte le prestazioni necessarie per compensare la disabilità grave.

 

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Gennaio 2011 08:20
 
Consulente del lavoro della CGIL PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessio Rabatti   
Domenica 31 Ottobre 2010 13:24
Vi informiamo che l'Associazione mette a disposizione, su appuntamento, un consulente del lavoro della CGIL!
Per fissare un appuntamento scriveteci:
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Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Gennaio 2011 12:52
 
Vendo causa inutilizzo Citroen C4 Picasso 5 posti Elegance PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessio Rabatti   
Sabato 16 Ottobre 2010 13:19

MESE E ANNO DI IMMATRICOLAZIONE 05\2008 , KM 47000 DIMOSTRABILI COME DA LIBRETTO TAGLIANDI , L’AUTOMOBILE E’ DOTATA DI : COLORE BLU TIVOLI MET . , CAMBIO AUTOMATICO , ABS+ESP , CLIMA AUTOMATICO BIZONA , 6 AIRBAG , SISTEMA DI ASSISTENZA PARTENZE IN SALITA , COMANDI AL VOLANTE PER COMPUTER DI BORDO , CRUISE CONTROL , AUTORADIO MP3 + INTERFACCIA COLLEGAMENTO IPOD , VETRI POSTERIORI OSCURATI , FENDINEBBIA , SPECCHI ELETTRICI + RISCALDABILI , 4 ALZACRISTALLI ELETTRICI , E’ DOTATA DI COMANDI GUIDA PER DISABILI CON FRENO A LUNGOBRACCIO E ACCELLERATORE SU LEVA FRENO MOLTO COMODO E NON INTERFERISCE SUI COMANDI VOLANTE E AIRBAG E QUESTI DISPOSITIVI POSSONO EVENTUALMENTE ESSERE RIMOSSI PER CHI NON INTERESSANO .

L’AUTO E’ PERFETTA SIA DI CARROZZERIA E MECCANICA , L’ULTIMO TAGLIANDO E’ STATO ESEGUITO DA POCHI KM E QUINDI NON NECESSITA DI INTERVENTI DI MANUTENZIONE , POSSO FORNIRE SU RICHIESTA E ACCORDI SUL PREZZO TOTALE DELL’AUTO 4 GOMME TERMICHE NOKIAN CON UNA SOLA STAGIONE DI VITA .

IL PREZZO RICHIESTO E’ DI €15800 TRATTABILI , PER INFO FABIO RONCHI CELL: 328\1787409 OPPURE INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

 

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Ultimo aggiornamento Martedì 01 Febbraio 2011 10:58
 
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